home
 
   

Immagini

 

Messaggio per il Santo Natale 2007

 

La semplicità del Natale

di don Antonio Ascione

 

Il presepio è qualcosa di molto semplice, che tutti i bambini capiscono. È composto magari di molte figure disparate, di diversa grandezza e misura: ma l’essenziale è che tutti in qualche modo tendono e guardano allo stesso punto, alla capanna dove Maria e Giuseppe, con il bue e l’asino, attendono la nascita di Gesù o lo adorano dopo i primi momenti della sua nascita.

Come il presepio, tutto il mistero della nascita di Gesù a Betlemme, è estremamente semplice, e per questo è accompagnato dalla povertà e dalla gioia. Non è facile spiegare razionalmente come le tre cose stiano insieme. Ma cerchiamo di provarci.

Il mistero del Natale è certamente un mistero di povertà e di impoverimento: Cristo, da ricco che era, si fece povero per noi, per farsi simile a noi, per amore nostro e soprattutto per amore dei più poveri.

Tutto qui è povero, semplice e umile, e per questo non è difficile da comprendere per chi ha l’occhio della fede: la fede del bambino, a cui appartiene il Regno dei cieli. Come ha detto Gesù : “Se il tuo occhio è semplice anche il tuo corpo è tutto nella luce” (Mt 6,22).

La semplicità della fede illumina tutta la vita e ci fa accettare con docilità le grandi cose di Dio. La fede nasce dall’amore, è la nuova capacità di sguardo che viene dal sentirsi molto amati da Dio.

Il frutto di tutto ciò si ha nella parola dell’evangelista Giovanni nella sua prima lettera, quando descrive quella che è stata l’esperienza di Maria e Giuseppe nel presepio: “Abbiamo veduto con i nostri occhi, abbiamo contemplato, toccato come le nostre mani il Verbo della vita, perché la vita si è fatta visibile”. E tutto questo è avvenuto perché la nostra gioia sia perfetta. Tutto è dunque per la nostra gioia, per una gioia piena (cfr. 1Gv 1, 1-3). Questa gioia non solo era dei contemporanei di Gesù, ma è anche la nostra: anche oggi questo Verbo della vita si rende visibile e tangibile nella nostra vita quotidiana, nel prossimo da amare, nella via della Croce, nella preghiera e nell’eucaristia, in particolare nell’eucaristia di Natale, e ci riempie di gioia.

Povertà, semplicità, gioia: sono parole semplicissime, elementari, ma di cui abbiamo paura e quasi vergogna. Ci sembra che la gioia perfetta non vada bene, perché sono sempre tante le cose per cui preoccuparsi, sono tante le situazioni sbagliate, ingiuste. Come potremmo di fronte a ciò godere di vera gioia? Ma anche la semplicità non va bene, perché sono tante le cose di cui diffidare, le cose complicate, difficili da capire, sono tanti gli enigmi della vita: come potremmo di fronte a tutto ciò godere del dono della semplicità? E la povertà non è forse una condizione da combattere e da estirpare dalla terra?

Ma gioia profonda non vuol dire non condividere il dolore per l’ingiustizia, per la fame del mondo, per le tante sofferenze delle persone. Vuol dire semplicemente fidarsi di Dio, sapere che Dio sa tante cose, che ha cura di noi e che susciterà in noi e negli altri quel dono che la storia richiede. Ed è così che nasce lo spirito di povertà: nel fidarsi in tutto di Dio. In Lui noi possiamo godere di una gioia piena, perché abbiamo toccato il Verbo della vita che risana da ogni malattia, povertà, ingiustizia, morte.

Se tutto è in qualche modo così semplice, deve poter essere semplice anche il crederci. Sentiamo spesso dire oggi che credere è difficile in un mondo così, che la fede rischia di naufragare nel mare dell’indifferenza e del relativismo odierno o di essere emarginata dai grandi discorsi scientifici sull’uomo e sul cosmo. Non si può negare che può essere oggi più laborioso mostrare con argomenti razionali la possibilità di credere, in un mondo così.

Ma dobbiamo ricordare la parola di San Paolo: per credere bastano il cuore e la bocca. Quando il cuore, mosso dal tocco dello Spirito datoci in abbondanza (cfr Rm 5,5; Gv 3,34), crede che Dio ha risuscitato Gesù dai morti e la bocca lo proclama, siamo salvi (Rm 10, 8-12). La fede è in fondo un gesto semplice, un gesto del cuore che si butta e una parola che si proclama: Gesù è il Signore! È un atto talmente semplice che non distingue fra dotti e ignoranti, tra persone che hanno compiuto un cammino di purificazione o che devono ancora compierlo. Il Signore è di tutti, è ricco di amore verso tutti coloro che lo invocano.

In questo ci può aiutare la Vergine Maria: essa per noi è come un modello della fede della semplicità del cuore e della gioia che ne nasce. All’annuncio dell’angelo Gabriele è sconvolta da ciò che ascolta; sente riecheggiare dalle parole dell’angelo le antiche promesse di Dio al popolo di Israele. Quelle promesse riguardavano la venuta del Salvatore. Ora, Dio le chiede di diventare la Madre di Gesù, del Verbo della vita, del Messia. Maria si fida di Dio e, riconoscendosi povera davanti a Lui, magnifica il Signore con il canto della sua gioia.

Giustamente noi cerchiamo di approfondire il mistero della fede, cerchiamo di leggerlo in tutte le pagine della Scrittura, ma la fede è un atto semplice, è un atto di abbandono, di fiducia. Dobbiamo ritrovare questa semplicità. Essa illumina le cose e permette di affrontare la complessità della vita senza troppe preoccupazioni o paure. Guardiamo perciò al presepe con gli occhi semplici dei bambini.

 

 

 

Dicembre: Natale del Signore

«E noi vedremo la sua gloria»

(Gv 1,14)

 

Non hai dimenticato, o Dio, le tue promesse.

Non hai dimenticato il mondo,

ma sei venuto incontro per salvarlo.

 

Insegnami, Signore, a non maledire il mondo,

ma ad andargli incontro e ad amarlo .

Insegnami a non uccidere la vita,

ma a moltiplicarla e ad abbellirla.

 

Insegnami a non stare a guardare il buio,

ma ad accendere ogni giorno una stella.

Insegnami a non far crescere la morte,

ma ad allargare la città.

 

Insegnami ad essere tua gloria e tua pace

per ogni strada del mondo.

 

Insegnami ad avere un cuore

che accoglie la luce del tuo Natale,

per essere in grado di partorire

qualcosa di bello e di buono,

qualcosa di giusto e di vero,

così da aiutare i miei fratelli e le mie sorelle

a far cantare la vita,

come hai fatto tu,

Parola eterna fattasi carne come noi,

per noi.

Amen.